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    Brevi cenni storici   

 sull’Aleatico dell’Elba


Le origini di questo prodotto hanno radici millenarie e nobilissime. Le prime tracce risalgono al periodo greco/romano. Purtroppo non esiste una documentazione certa.               Alcune fonti fanno pensare che i primi furono i greci a far conoscere quest'uva, dai sentori marcatamente aromatici, tipici dell'enologia ellenica.

Ma da fonti più certe, sembra che furono i romani ad introdurre la coltivazione dell'Aleatico. Dato che  le condizioni  climatiche erano fortemente analoghe alle isole Greche d'origine, i capitolini trovarono nell'Elba il territorio adatto per poter produrre uno dei nettari a loro più graditi. Clima mite, sole caldo e terreni altamente sabbiosi favorirono l'eccelsa qualità dei prodotti derivati.

A credere molto nelle potenzialità della viticoltura dell’Elba fu uno dei suoi ospiti più illustri,  Napoleone Bonaparte, che durante la sua  permanenza, tra il 1814 e il 1815, conferì un forte impulso alla  creazione di nuovi vigneti.

Napoleone  rimase all’Elba soltanto dieci  mesi, ma le cronache locali  riferiscono che il generale corso, amareggiato dalla solitudine, si consolava abbondantemente con i vini isolani e soprattutto con il dolce e profumato Aleatico, che amava bere a fine pasto intingendovi dei biscotti.

Un piacere di cui, a quanto pare, non poteva più fare a meno neanche una volta tornato a Parigi, quando soleva affermare che  “gli abitanti dell’Elba sono forti e sani perché il vino della loro isola dà forza e salute”.